Con “Sette settimane” parte la rassegna letteraria CLIOSOCIALBOOK

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Settembre è un mese di grande fermento per CLIO. Dopo il successo del BookFestivalBar di Aversa organizzato da Loredana Limone e dal blog Legenda Letteraria, parte la rassegna CLIOSOCIALBOOK, presentazioni di libri il cui ricavato sostiene un progetto sociale.

La rassegna, che ha il patrocinio del Comune di Cernusco sul Nnaviglio,  si aprirà sabato 10 settembre alle ore 17.30, a Cernusco sul Naviglio, alla Bottega del Libro di via Bourdillon 11.

Il primo libro che verrà presentato è “Sette Settimane” , la storia di un bambino straordinario, raccontata dalla sua mamma, Alexandra Gatti, che ha diviso con lui ogni momento della Terapia Intensiva Neonatale e che ha voluto restituire ai lettori tutto l’amore che Emmanuèl ha saputo insegnarle in sole sette settimane. I ricavati del libro verranno destinati alla Onlus Intensivamente Insieme per la creazione di family room nella Terapia Intensiva Neonatale (TIN) di Monza.

Di seguito, l’intervista che Paola Malcangio, presidente di CLIO e curatrice del blog QUISILEGGE (QSL), ha realizzato con Alexandra Gatti.

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QSL -Alexandra, “Sette Settimane” è la storia di Emmanuèl, il tuo bimbo nato prematuro tra la 28esima e la 29esima settimana. Un libro intenso, commovente, pieno di amore. Quando hai deciso di scriverlo?

ALEXANDRA – Circa un anno dopo la nostra avventura. Temevo che il tempo potesse affievolire il ricordo, quindi ho cominciato a mettere il tutto per iscritto. Avevo inoltre bisogno di fare un po’ di chiarezza nella mente e nel cuore e la scrittura è molto utile a riguardo. Ho cominciato a scrivere quindi principalmente per me e mio marito. In secondo luogo ho pensato fosse un utile strumento per spiegare cosa ci è accaduto ad amici e parenti, un  modo per presentare loro Emmanuèl. Raccontare a voce può non essere semplice, forse più per chi ascolta che per chi racconta. La scrittura permette invece di modulare i tempi e “le dosi” a seconda della propria sensibilità. Permette inoltre di non tralasciare particolari.

Nonostante inizialmente lo ritenessi un obiettivo troppo pretenzioso, speravo che la nostra esperienza potesse in qualche modo essere utile ad altri. Ho fatto quindi leggere una prima stesura ad alcune amiche, tra cui due psicologhe, le quali mi hanno spinto a pubblicarlo, ritenendo che effettivamente potesse essere un utile strumento per coloro che hanno vissuto esperienze di dolore analoghe e non. Una di loro infatti mi ha messa in contatto con un editore.

Infine il testo si è inserito all’interno delle azioni di promozione dell’Associazione Intensivamente Insieme che proprio in quel periodo stava muovendo i suoi primi passi.

QSL – Definisci Emmanuèl un bambino straordinario che lasciato un “vuoto” ma ha donato un “pieno” Cosa ti ha insegnato?

ALEXANDRA – Il fulcro del libro è forse proprio questo: esprimere tutto ciò che lui mi ha insegnato… ed è davvero tanta roba! Lui mi ha cambiata profondamente e mi ha insegnato probabilmente più di quanto io avrei potuto insegnare a lui!

Seppur breve il suo passaggio ha un senso!

Ritengo che siamo al mondo per imparare, per evolverci e per amare.

Imparare nel senso di sperimentare, capire; evolverci nel senso di diventare migliori (a fronte della sperimentazione e comprensione) e Amare come fine ultimo di tutto. Emmanuèl mi ha fatto capire tante cose, mi ha trasformata nel profondo e soprattutto mi ha fatto conoscere l’AMORE vero, un amore che non possiede né è posseduto, un amore fuori dal tempo e dallo spazio. Come scrive Mitch Albom “la vita deve avere un termine, l’amore no”

QSL – Avete battezzato Emmanuèl. Quanto ti ha aiutato la fede?

ALEXANDRA – A dire il vero non sono una persona religiosa, spirituale sì, religiosa no. Non è una questione di fede è una questione di consapevolezza che “c’è dell’altro”, diciamo così. Il battesimo non lo intendo come “un lavaggio dal peccato originale”  o uno strumento per entrare nella “comunità cristiano-cattolica”. Il battesimo lo ritengo come una celebrazione, un riconoscimento della vita e della sua sacralità. Due, a mio avviso, sono gli aspetti fondamentali del rito: l’aspersione con l’acqua benedetta, simbolo fin dai tempi più antichi di vita e rinascita, e l’imposizione del nome,  come dichiarazione dell’individualità. Il battesimo fatto d’urgenza in TIN (Terapia Intensiva Neonatale) da questo punto di vista è stato perfetto perché ha compreso proprio solo questi due elementi, solo l’essenziale, solo ciò che è importante.

QSL – Tu e tuo marito avete deciso di non permettere al dolore di distruggervi. Cosa vi sentite di dire alle coppie che hanno vissuto la vostra stessa esperienza?

ALEXANDRA – Abbiamo deciso di non farci distruggere, di non lasciarci andare alla deriva perché questo non avrebbe fatto onore a noi e soprattutto non avrebbe fatto onore ad Emmanuèl.

Non potevamo permettercelo.

Io mi sono limitata a raccontare il mio vissuto, non mi sento di dire che il nostro comportamento sia ciò che è giusto fare in quanto ognuno di noi ha le proprie esperienze e i propri strumenti a disposizione. Solitamente quando qualcuno da un consiglio esprime ciò che vorrebbe sentirsi dire più che ciò che l’altro ha bisogno di sentire, c’è molto di sé e poco dell’altro nel dare pareri. A me dicevano (e dicono ancora) “non piangere”… ma come non piangere?? Certo che piango, è giusto che io pianga!

È un dolore che non passa, ma che si deve “masticare”, prima di poterlo “digerire”, bisogna farci i conti (e a volte scontri), prima di potervi fare pace.

QSL – Hai deciso di donare i ricavi del libro all’Associazione Intensivamente Insieme che lavora nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale di Monza. Ci parli del progetto che vuoi sostenere?

ALEXANDRA – Il tutto è nato con un progetto molto ambizioso che a breve vedrà concretizzazione: creare le prime single family room di terapia intensiva in Italia. Cogliendo l’occasione della completa ristrutturazione dell’ospedale si è progettato il nuovo reparto in modo completamente innovativo: da open space a camere singole dove genitore e bambino possono stare insieme durante tutta la degenza (che spesso dura parecchi mesi).

L’obiettivo è creare un ambiente il più adatto possibile al bambino e al nucleo famigliare (in realtà il paziente non è solo il bambino ma anche i genitori).

Allo stato attuale la TIN di Monza è già aperta 24 ore su 24 ai genitori dei piccoli pazienti che però hanno a disposizione solo una sedia (o una sdraietta per la marsupioterapia); risulta quindi concretamente difficile poter effettivamente rimanere accanto al bambino tutto il tempo. L’open space ha inoltre diversi aspetti negativi, nonostante tutte le attenzioni adottate dagli operatori per garantire il massimo benessere del bambino. L’illuminazione è artificiale, ci sono rumori assordanti che suonano in continuazione (allarmi, monitor…), non c’è privacy e gli spazi comuni aumentano il rischio di diffusione delle infezioni.

L’aspetto lodevole è che questa rivoluzione è stata fortemente voluta da medici e operatori che, consci del benefici (anche in termini clinici) che il bambino riceve grazie alla vicinanza continua ai genitori, sono disposti a complicare notevolmente il proprio lavoro (la gestione delle camere singole richiede infatti uno sforzo considerevole da parte loro).

Il progetto è stato chiamato “Intensivamente Insieme”, proprio per sottolineare l’importanza della collaborazione tra famiglie e medici e infermieri.

Da lì poi, sempre grazie all’impegno di medici e infermieri, con il coinvolgimento dei genitori che hanno vissuto la TIN, è stata data vita alla ONLUS, che mira a realizzare sempre più progetti a sostegno delle famiglie che vivono o hanno vissuto la TIN.

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ALEXANDRA GATTI si definisce: urbanista per vivere, ballerina e insegnante per essere, scrittrice per comprendere. Urbanista di mestiere, si occupa di pianificazione territoriale in uno studio di architettura  e ingegneria del varesotto. Come seconda professione, anche se lo definisce più un piacere che un lavoro, tiene corsi di danza. Ormai più di dieci anni fa ha intrapreso “per caso” lo studio della danza orientale e le si è letteralmente aperto un mondo! Accanto allo studio della tecnica ha approfondito i temi relativi ai culti arcaici e alle origini della danza. E’ inoltre operatrice di danza in grembo (danza del ventre in gravidanza). Le esperienze vissute l’hanno spinta a dedicarsi prevalentemente a donne, anche non più giovanissime, bisognose di ri-acquisire consapevolezza. Ha così creato dei corsi/percorsi di risveglio del femminile e di danze arcaiche. Scrive molto: appunti e considerazioni l’aiutano a fare mente locale e a comprendersi meglio.

Alexandra Gatti presenterà il suo libro “Sette Settimane” sabato 10 settembre, alle ore 17.30, a Cernusco sul Naviglio (Mi) presso La Bottega del Libro di via Bourdillon 11.

I nomi prestigiosi della rassegna “Le pagine di CLIO”

Continua la rassegna “Le pagine di Clio”  alla Bottega del Libro di via Bourdillon 11 a Cernusco sul Naviglio Tre grandi nomi presentati dalla scrittrice Loredana Limone: Emanuela Ersilia Abbadessa, Sara Rattaro e Andrea Vitali. La rassegna ha il patrocinio del comune di Cernusco sul Naviglio 

Ecco gli appuntamenti:

Sabato 21 maggio, ore 17.00

Emanuela Ersilia Abbadessa presenta “Fiammetta”, Rizzoli

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Leggi l’intervista con l’autrice del Blog quisilegge

 

Sabato 11 giugno, ore 17

Sara Rattaro presenta “Splendi più che puoi”, Garzanti

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Leggi l’intervista con l’autrice del Blog quisilegge

 

Sabato 9 luglio, ore 17.00

Andrea Vitali presenta “Le mele di Kafka”, Garzanti

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